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Orvieto con Gusto
Storia del vino
Nel lontano 1549, Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese, in una lettera al cardinale Guido Ascanio Sforza sulla natura e qualità dei vini, ricordava uno strepitoso vino chiamato “Sucano” prodotto a pochi chilometri dalla rupe orvietana. A proposito del “Sucano” egli scriveva:
“Viene a Roma per schiena di muli e per some. Tali vini sono per la maggior parte rossi, et è perfettissimo vino sì per il verno quanto per la state. Sucano è un castelletto distante da Orvieto due miglia, e dopo il vino Monterano non ha pari bevanda per vino rosso.
Tali vini sono odoriferi, bellissimi e polputi più che il Monteranno, ma non hanno tanto odore. A voler conoscere la loro perfezione, vuole essere odorifero, bello e non agrestino. Ci sono delli bianchi molto perfetti per il verno, con una vena di dolce, ma vogliono essere mordenti, non grassi né matrosi. Volendo il rosso per la state, si vuole pigliare crudo, e sia di vigna vecchia, ché la vigna vecchia ha questa proprietà, che se fa il vino amabile lo mantiene e se lo fa asciutto lo mantiene; la giovane fa il contrario.
Di questo vino S. S. (Sua Santità) beveva volentieri, massime quando era in Orvieto. Il capitano Jeronimo Benincasa (personaggio storico non identificabile, probabilmente, un funzionario di Curia, all’epoca di Paolo III) faceva buona provvisione e lo faceva portare a Roma et in viaggio”.
