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Orvieto con Gusto
Serbia chiama Italia, Orvieto chiama Kraljevo. Orvieto con Gusto dedica una giornata all'Europa di Mezzo
Come sono i “Serbi Slow” Parole Immagini Suoni Sapori dell’Europa di Mezzo
Il Palazzo del Gusto – venerdì 5 ottobre 2007 dalle ore 17,30
Si avvia a una vera e propria esplosione di eventi clou, nelle giornate finali della prossima settimana, l'XI edizione di Orvieto con Gusto, l'importante evento enogastronomico umbro organizzato dal Comune di Orvieto/Assessorato ai grandi eventi e dal Gal Trasimeno-Orvietano con la collaborazione dell'Associazione internazionale Cittaslow, della Condotta Slow Food Orvieto, de Il Palazzo del Gusto e della Strada dei vini etrusco-romana. Da segnalare, oltre alle molte iniziative di carattere degustativo sulle quali torneremo nei prossimi giorni, il notevole ciclo culturale dedicato alla Serbia nel pomeriggio di venerdì 5 ottobre, a partire dalle 17,30 a Il Palazzo del Gusto.
“Come sono i Serbi slow” - questo il titolo globale dell'evento – apre alla conoscenza della cultura materiale della Serbia con una duplice iniziativa: un pomeriggio di focus sui Balcani con l'aiuto di fini conoscitori dell'Europa di Mezzo, e l'invito ai cuochi del ristorante “Kod Miro” di Kraljevo, città a 200 km a sud di Belgrado ai confini col Kosovo, che presenterà in esclusiva per Orvieto con Gusto il meglio della cucina serba nella cena golosa “Saperi e suoni della Serbia”, che si svolgerà alle 20,30 al suono degli ottoni tradizionali dell'Orchestra di Kraljevo.
L'obiettivo è quello di superare l’orrore delle guerre attraverso la cultura materiale difesa da Slow Food e di diffondere la conoscenza dei Balcani, vicini geograficamente ma lontani per storia e confini culturali che oggi tuttavia, grazie all'opera di mediazione di giornalisti, scrittori e studiosi, appaiono in fase di superamento. Sarà presente Paolo Rumiz dell'Osservatorio sui Balcani che, per “La cooperazione di Comunità”, presenterà la “Pud Vode”, osssia la strada dell’acqua, con i suoi mulini e la sua “proja”, la tradizionale focaccia di grano integrale di quelle terre; il pomeriggio serbo continuerà con “Modernariato. C’era una volta la Zastava” documentario sempre a cura dell'Osservatorio sui Balcani, e con “Racconti di viaggio”, presentazione del sito web “Viaggiare i Balcani”, sito trilingue costruito di recente come punto di riferimento aperto sul web per il turismo responsabile nel sud est dell’Europa, un work in progress fatto di itinerari assemblati come in un quaderno di viaggio. Saranno ospiti della giornata rappresentanti dell'Ambasciata della Serbia in Italia e Milica Ostovice, giornalista della TV Serba, che documenterà l'evento nel suo paese.
Paolo Rumiz, triestino, inviato speciale de “Il Piccolo” di Trieste ed editorialista de “La Repubblica”, esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Ha vinto il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993; 1997), Gerusalemme (2005).
“Una delle immagini più interessanti che Rada Ivekovic ci ha proposto nel suo “Autopsia dei Balcani” è la “balkanska krćma”, la locanda balcanica, – scrive Paolo Rumiz appositamente per Orvieto con Gusto - luogo in cui non gira l’aria e la “terevenka”, la sbornia collettiva, è di casa… dove la cultura viene dileggiata, gli intellettuali messi alla berlina, le città dipinte come contesti depravati… dove gli umori diventano rancore ed il rancore progetto politico. Così simile, almeno nello spirito, a quella sotto casa nostra, di cui non ci accorgiamo fin quando qualcuno in suo nome non alza la voce, dice quel che la buona educazione e un po’ di civiltà non permetterebbero di dire, si sintonizza con il ventre profondo e con i fantasmi che si agitano fra le paure e lo spaesamento. Possiamo decidere di far finta di non vedere, oppure sorridere con altezzosità di fronte alla volgarità e all’imbarbarimento della vita quotidiana, oppure al contrario, avere il coraggio di affrontare il cuore di tenebra per come oggi si presenta, abitare il conflitto per farlo evolvere in forme civili e nonviolente. Perché se i fantasmi sono il prodotto delle nostre paure, le paure sono reali. I problemi vanno affrontati, non esorcizzati magari dipingendoli di razzismo che pure c’è. Non averlo fatto ha prodotto – lungo il corso della storia – immani tragedie. Se lo spaesamento, ovvero la perdita di identità sociale e la solitudine, è il prodotto di una globalizzazione che omologa ed esclude, è necessario prendere il toro per le corna, non lasciare che il vuoto identitario si appropri della storia per volgerla in maniera strumentale contro l’altro, visto come insidia. Scegliere questo difficile crinale è necessario, a costo dell’ambiguità. Perché se in nome della comunità ci si può autoassolvere delle cose peggiori, il territorio e le tradizioni sono pure il risultato dell’incontro e dello spirito di adattamento dell’uomo e della natura, l’opposto della chiusura. Il territorio diviene soggetto vivente che dialoga con la storia, restituendo identità, memoria, lingua, culture materiali, messaggi simbolici ed affettivi”.
Proprio con questo spirito, lo straordinario momento di conoscenza dedicato da Orvieto con Gusto alla Serbia è un imperdibile momento per stabilire l'incontro e capire: parole, suoni e sapori; letteratura, luoghi, musica, cucina. Così il 5 ottobre Orvieto incontrerà i Balcani, il cuore dell’Europa dove si sono incontrati Oriente e Occidente; ne sono nati conflitti, ma anche sincretismi straordinari nella letteratura, nella musica e nella cucina.
